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Pane, burro e marmelata

Capitolo 1. Le 6h30

Con il treno delle 8h21 ogni mattìina vado a Venezia. Mi alzo presto ed ancora con gli occhi pieni di sonno eseguo delle azioni quasi meccaniche. Metto su l’acqua per il té e la faccio bollire finche si evapora quasi completamente mentre mi vesto. Apparecchio con un bel piatto bianco e le posate in argento, il tovagliolo bianco immacolato e scelgo la tazza per alcuni lunghi minuti. Porto il cane nel parco sotto casa e le borbotto che deve sbrigarsela perchè stamattina rischio veramete di perdere il treno. Risalgo ed è già l’ora di andare via. Ed anche oggi niente collazione. Rimarrà tutto immutato fino alla sera tardi quando rientrerò. Immutato quale una natura morta.

Capitolo 2. Le 8h55

Sulla strada che va dalla stazione a San Marco dopo una camminata di circa 7 minuti qualcosa mi attrae, mi incuriosice. I fiori sparsi davanti in un ordine volutamente disordinato? Il sole che a quel ora precisa sembra leccare dolcemente il muro rossiccio e le imposte socchiuse del pallazzo? La fame che si risveglia e la consapevolezza che devo alimentarmi? Vado dentro, domando cosa posso mangiare per collazione e prima che Emé (lui si chiama così) mi risponda le chiedo se per puro caso posso avere pane, burro e marmelata. Sì. Allora mi siedo fuori. Il mio posto preferito è sul davanzale della finestra dove è stata incastrata una panchina di legno.

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Dalla Maria a volte il pane è fresco a volte no. A volte il burro ha il sapore di un qualunque burro del supermacato ed a volte ha il sapore di aglio o di qualche altro alimento. Dipende cosa hanno tagliato precedentemente con il coltello. La marmelata è sicura. Il capuccino chiaro lo chiedo solo perché il nome è melodioso e mi piace vedere l’effetto che fa quando lo chiedo. Ma quello che mi arriva mi arriva. Un mélange bollente di café e latte che metterà le basi di una nuova giornata che decido sarà buona. Perchè in fin dei conti, mentre lo bevo frigendomi ancora una volta la lingua, penso sia decisamente una questione di scelta.

IMG_E2527.JPGE tutte le mie esigenze di burro démi sel rigorosamente della Bretagna, di pane fatto in casa con lievito madre, di marmelate bio con solo frutta del frutteto di mia madre svaniscono deliziosamente. Perchè la collazione Dalla Maria è un momento di “elevazione”. Il momento compreso tra le 9 meno 5 et le 9 e 15 della mattina in cui la mia mente alleggia gioiosa, si distacca da tutto e decide che nonstante le fatiche quotidiane, nonostante i chilometri percorsi e quelli che ci saranno da percorerre questo pane/burro/marmelata mi daranno tutta la forza di cui ho bisogno.

Capitolo 3 Il selfie Dalla Maria.

Perché a quel’ora la luce è giusta: né troppo forte né troppo debole. Perché lo scopo ultimo sembra sia diventato “alla rierca del selfie perfetto” ed io in brava vittima non ho saputo farne a meno.

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My birthday cake

Oggi è il mio compleanno e da qualche settimana penso al dolce che preparerò. Più giorni passano più strati si aggiungono alla mia torta. Un giorno al cioccolato. Un giorno al limone. Certo, sarà al limone perché da sempre mio preferito. Ohh sì! Al cioccolato sicuramente perché mi soddisfa di più e perché ricco. Così oggi 20 maggio 2018 non ho preparato né la Tarte au citron meringuée né la classica Sacher.

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Madeleine. Perché quello che volevo, e le scorse settimane non lo sapevo ancora, oppure lo sapevo ma lo ignoravo perché volevo continuare a sognare, era la semplicità. E nulla incarna di più per me la semplicità che le madeleines. Uova e zucchero. Farina e lievito. Burro. In questo ordine. Non è solo la semplicità ma anche il significato che questo piccolo “panetto di burro che si scioglie in bocca” ha assunto: quello di recupero memoriale del tempo che è passato. Possibile non pensare al tempo passato e al tempo che verrà il giorno del compleanno?!

madeleine_matcha_tea.jpgDue versioni di madeleine: con cioccolato e con matcha tè. Con cioccolato perchè una cara amica diventa folle per loro e con matcha tè per la mia bambina. Personalmente le preferisco semplici, al profumo di limone. Morbidi, indulgenti, dall’aspetto piacevolmente dantelato ed ondeggiato le madeleine sanno di essere amate ed apprezzate in ogni circostanza.

madeleines.jpgGrazie a tutti coloro che hanno avuto la delicatezza di pensarmi oggi in un modo o in un altro. Vi abbraccio e vi prometto di diventare sempre più dolce.

Dolcezza e voluttà

Perché spesso immaginiamo (o per lo meno immagino io) che i dolci, le torte debbano essere sofisticate, grandiose, scenografiche. Ahh, la parte estetica sta già gallopando! Ora la tengo a bada ma forse non serve neanche perchè la realtà, quella di tutti i giorni, quella di (quasi) tutti noi, per la maggior parte del tempo non è fatta di torte a strati, con i lati ben lisci e senza striature. Tutto è molto più semplificato. La mia, di realtà, è fatta di biscotti al cioccolato. Sarebbero dei coockies e dovrebbero essere dei “dischi” ed anche un po’ fragranti. Io invece amo che siano più piccoli, formosi (mi soddisfano di più) e un po’ morbidi. Non contengono burro ma burro di cacao il chè li rende senza dubbio più leggeri.

cucino_per_te_chocolat_cookies.jpgLa legerezza non è il punto forte del mio secondo classico. Tutt’altro! Luxurious hazelnut brownies decantava la ricetta ed a un tale argomento, essendo un essere sensibile, non ho saputo resistere. Di un’inesperata semplicità, di un inequivocabile richezza e di una soddisfazione immediata. E sopratutto, questo brownie è onesto! Mentre si scoglie in bocca ritrovi integre tutte le sue promesse di dolcezza e voluttà. I biscotti al cioccolato ed il brownies sono i miei “rimedi” di base, le mie certezze, le mie vie di fuga e di ritrovo. Mi piacerebbe sapere quali sono i vostri “rimedi” e… mi prendo anche la libertà di abbracciarvi (quei pocchi che mi leggete).

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La primavera è qui

Hai le mani d’oro! Normalmente sorvolo con un lieve sorriso quando mi viene detto. Ma questa volta no. L’ho presa sul serio. E l’imaginazione canaglia ha fatto il resto. Prima di tutto è andata dritta alle mani giganti di Lorenzo Quinn, (quelle che soreggevano a Venezia la Ca’ Sagredo) e le ho subito viste luccicare pesantemente. Velocemente la vanità ha preso il sopravvento ed i guanti iconici di Michael Jackson magicamente diventati dorati avvolgevano le mie mani. Ed è stato in quel momento che la decisione dentro di me è stata presa: cucinerò!

IMG_0675.jpgIl caldo è già qui e non capisco perché il suo arrivo mi sorprenda quasi sempre. I miei piani mentali erano altri ma il colore rosso intenso delle barbabietole è seducente ed io soccombo. E come direbbe Madame Piaf: je ne regrette rien perché pienamente soddisfata dal gusto semplice ed onesto (d’altronde le barbabietole non hanno mai millantato altro) arrichite dall’olio al basilico e dal formaggio feta. Viene consigliato da mangiare freddo io ho preferito la temperatura ambiente.

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Per questo pranzo non volevo prendere rischi. O per lo meno non tanti rischi. Il risotto è una spiaggia sicura e pur essendo un’avventuriera ammetto che la sicurezza mi strizza l’occhio spesso ultimamente. Non so definire con precisione cosa, ma gli asparagi hanno per me un ché di intrigante. Gli prendo? Non gli prendo? Quanto costano? Sì, è primavera, è il loro momento di gloria, gli prendo e gli cucino seguendo una ricetta francese (niente somosse per favore) che non fa altro che sostituire il burro con il mascarpone. Non mi oppongo, seguo alla lettera ed il risultato è cremoso e “una sicurezza”.

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Vieni per pranzo

Ho chiamato Ilaria e le ho detto: vieni per pranzo. Volentieri. Dopo l’una e mezza, mi ha detto. Ho aperto alcuni dei libri dello scafale della cucina ed ho scelto due ricette. Fuori fa già caldo e non so se la vellutata di piselli al bacon sia già troppo. Mentre rifletto a questo scivolo indietro di qualche mese fa quando Ilaria mi aveva portata fuori a pranzo. Mentre guarda il menù, ammiro in silenzio il suo audace taglio pixie ossigenato ed il maglione bianco in mohair che sotolinea la perfezione delle sue spalle scolpite.

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Faccio la vellutata di piselli spezzati e la torta con la trota affumicata, crescione e crème fraîche. È deciso.

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Ricevo con piacere i complimenti di Ilaria ed aggiungo: questo è il mio modo di ringraziarti per essermi stata vicina. La sera prima al letto pensavo dove andare a prendere il crescione. Dove? L’indomani mi vedo rinviata dalla Piazza della Frutta alla Piazza delle Erbe e da un banco al altro senza successo. L’ultima spiaggia è Emilio. Emilio, detto (da me) anche “il gioielliere”, non sarà credo né la prima né l’ultima volta che ritornerà nei miei racconti. Ho sostituito il crescione con la sua cugina più stretta, la rucola e la trota affumicata con la trota non affumicata e… c’était délicieux!

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